venerdì 15 aprile 2011

Troppo tardi per salvarlo... La crudeltà umana non ha limiti... Un minuto di silenzio non basterà... Qui ci vuole il risveglio di una coscienza collettiva... Ma mi accorgo che il sogno è utopico.

mercoledì 13 aprile 2011

Chi sono, chi ero, chi sarò...

Studiavo e studierò presso la Facoltà di Scienze mm.ff.nn. all’Università di L’Aquila, avevo un lavoro e una vita invidiata forse da qualcuno, feste, locali fashion e serate con gli amici più cari… Che dire di me... che sono una sopravvissuta, che sono rinata il 6/04/2009 alle ore 3:32 del mattino in un appartamento in via San Martino, che sono stata risparmiata per una casualità o per destino… 
La casa che trema, il tetto, quella cosa che da sempre dovrebbe proteggerci e invece questa volta non lo fa… è lui a crollare, è lui a decidere se potrai vedere un altro giorno oppure se le tue albe finiranno oggi… ed è stato così per molti che conoscevo, Daniela e i suoi bambini, Giusy e Genny che tante volte avevo servito in copisteria e tutti i ragazzi che come loro vedevo ogni giorno in facoltà, sia a Scienze che a Ingegneria, persone, vite, che hanno perso l’opportunità di sentire il tempo che scorre ed imprecare contro quel prof che ti boccia ad un esame… privilegiati come me, forse, ce ne sono stati tanti, pochi, invece, quelli che hanno davvero capito quanto sia stata grave questa perdita, vite finite in 37, 20, 10 interminabili secondi, con la mente che ti dice: adesso smette, adesso smette, ti prego non farmi morire, ti prego non crollare, ti prego fammi vivere e poi la corsa, la porta scardinata per portare in salvo te e chi hai vicino, che da quel momento sarà un’altra vita da proteggere per la vita, in questi momenti, ho capito che non era poi così importante salvare me, ma salvare noi, tutti quanti, tutti e due… posso raccontare di macerie scavalcate, di una corsa verso una macchina miracolosamente intatta a due metri da un balcone crollato, di una nebbia strana, rossa, già carica di macerie e morte, di quella bella Piazza Palazzo crollata e invasa anch’essa dai detriti e divenuta all’improvviso una trappola per chi cerca di scappare… posso raccontare di una corsa contro mano per la discesa dell’upim, verso via Sallustio, folle, senza pensare ad uno scontro, e poi via 20 settembre… la casa dello studente non l’avevo vista… per me era sempre li, poi la chiesa e poi una casa, quella di fronte al benzinaio lì alla Villa… sventrata, aperta come una casa per le bambole e noi, manichini nelle mani del destino che corriamo all’impazzata per cercare di non morire, gente in pigiama, gente che grida, gente che piange, gente che non ha più niente ma che non dice niente, aiuta, aiuta gli altri a non morire, aiuta gli altri a sperarare di avere ancora l’opportunità di raccontare… Mi chiamo Sara Di Francia, avevo 27 anni il 6 aprile, il giorno dopo avremmo festeggiato il compleanno del mio fidanzato, ci siamo ancora tutti e due, la festa non c’è stata, il regalo più grande sarà quello di prendermi cura di quell’anima che ho aiutato e protetto fino a quando è stato e sarà necessario, poi magari chissà, un giorno ci perderemo anche noi, l’importante è aver fatto di tutto perché quella vita continuasse a camminare nel tempo e nello spazio…