giovedì 25 agosto 2011

Muladhara

Muladhara
Muladhara è il  nostro primo cakra, la sua etimologia in sanscrito vuol dire “radice”, è localizzato alla base della colonna vertebrale, nella zone perineale (tra l’ano e gli organi genitali) e rappresenta il nostro collegamento con la Madre Terra.
È il centro dell’auotoaffermazione sul piano materiale.
Un corretto radicamento è fondamentale per una quotidianità serena, per avere rapporti equilibrati con il nostro corpo, con le sue funzioni, con tutto ciò che materialmente ci occorre per vivere e per affrontare l’esistenza, comprese le sue inevitabili difficoltà.
Muladhara è il chakra in cui hanno sede i bisogni e gli istinti primari, animale, come la sopravvivenza e tutto ciò che ad essa è connesso:         il cibo, il riposo, il rifugio, la difesa, ossia quelle che sono state le uniche preoccupazioni dell’uomo primitivo. Oggi tutto ciò si traduce nell’attenzione al corpo fisico, all’alimentazione, al relax, alla casa, ai rapporti con il prossimo. E naturalmente al denaro che serve per procurarci o renderci più facile tutto questo insieme di cose.
Muladhara è il chakra che si sviluppa per primo nel bambino, è la sede dello sviluppo dell’Ego, dove inizia a strutturarsi l’Io ( e la conseguente autostima), è il luogo in cui vivono le pulsioni allo stato puro, comprese quelle sessuali.
È un importantissimo centro da cui inizia la ricerca di sé, senza il quale nessuna trasformazione è possibile.
Quando Muladhara è in equilibrio ci sentiamo in armonia con tutto ciò che ci circonda, siamo fisicamente pieni di forza e di spinta vitale, ci adattiamo facilmente ai cambiamenti, siamo attenti alla nostra persona ma siamo anche ben disposti verso gli altri ed abbiamo un rapporto sereno sia con il cibo, sia con il denaro.
Se, invece, Muladhara si trova in disequilibrio si manifesta la Paura proprio perché è da questo tipo di esperienza che prende il via il suo disequilibrio, da episodi che hanno messo in pericolo il diritto alla vita e alla sicurezza personale. Non è necessario che si tratti di grandi traumi: possono essere sufficienti alcune difficoltà durante il parto,     un ritardo nella poppata o nel cambio del pannolino, una madre eccessivamente attenta alle funzioni intestinali del bambino o troppo assente o troppo distaccata, un clima familiare di continue discussioni e tensioni, una violenza subita o vista (dove per violenza si intendono mille eventi apparentemente innocui per un adulto ma non per un bambino), la perdita o il semplice smarrimento di oggetti , persone, animali ecc…
Muladhara si sviluppa in una età che va da zero a sette anni ed i sistemi educativi troppo permissivi, troppo restrittivi o troppo ansiosi/protettivi sono all’origine dei suoi problemi. 
I principali sintomi del disequilibrio di Muladhara sono:
-       Attenzione esclusiva agli aspetti materiali della vita.
-       Comportamenti compulsivi (eccessi legati all’acquisto di beni, al cibo, al sesso, all’alcol, alle droghe).
-       Smania di possesso e di controllo.
-       Avarizia-
-       Prodigalità.
-       Egoismo/egocentrismo marcati.
-       Disturbi alimentari.
-       Malumore costante, abitudine alla lamentela.
-       Stipsi cronica e sovrappeso.
-       Crisi di panico.
-       Ipocondria.
-       Comportamenti aggressivi.
-       Pessimismo.
-       Facilità alla collera e agli eccessi di rabbia.
-       Trascuratezza, sciatteria.
-       Scarsa o eccessiva cura dell’igiene personale.
-       Ossessiva attenzione all’immagine. Pigrizia patologica.
-       Eccessivo sprezzo del pericolo, spacconeria.
-       Timidezza eccessiva.
-       Comportamenti autodistruttivi inconsci.

Nell’elenco sono presenti elementi in apparente contrasto (come per esempio timidezza e istrione ria), questo dipende dal tipo di disequilibrio presente.
Se Muladhara è in difetto, fino al blocco energetico, si manifestano l’avarizia o la timidezza, che possono diventare patologiche, ma se, al contrario, è in eccesso compariremmo una tandenza all’istrioneria o una prodigalità senza limiti (le famose “mani bucate”).
Per consentirci una vita serena, in armonia  con noi stessi e con gli altri, tutti i cakra devono trovarsi in equilibrio.

Flussi di energia e Cakra.

Flussi di energia e Cakra

Nella fisiologia orientale la circolazione dell’energia avviene tramite un sistema paragonabile a quello del sangue e della linfa, i cui canali, invece che vene, arterie o vasi linfatici, si chiamano Nadi che significa “flusso/corrente”.
All’incrocio di due Nadi si trova un Chakra.
Riconosciamo tre Nadi principali chiamate in sanscrito rispettivamente:
-       Ida.
-       Pingala.
-       Sushumna.
Collocate dalla base del tronco all’apice del capo e rappresentano rispettivamente l’energia lunare, femminile, l’energia solare , maschile e la loro sintesi.
Possiamo immaginare Ida e Pingala come due serpenti che si inerpicano lungo Sushumna intersecandosi per 7 volte come il bastone alato (caduceo) del Dio Mercurio.
Ei 7 punti in cui le tre Nadi si incontrano ci sono i 7 Cakra in cui operano tutte le discipline olistiche quali indicano, nella cattiva circolazione dell’energia tutti i disturbi che possono affliggerci.
Le più antiche rappresentazioni e descrizioni dei Cakra si trovano nei Veda, libri Sacri dell’Induismo.
I Veda sono una raccolta di testi considerati i più antichi  in assoluto nell’ambito delle tradizioni spirituali. Il termine in sanscrito significa “Conoscenza”.
I Veda non hanno un autore unico e riconosciuto ma, secondo la tradizione, sarebbero stati rivelati di era in era a particolari veggenti (chiamati rishi) che ne hanno poi tramandato i contenuti.



I libri dei Veda sono 4:
-       Rig Veda è il più antico e il più importante per la crescita spirituale, contiene delle “preghiere”, dei brevi componimenti in forma poetica che celebrano i sacri nomi delle divinità induiste.

-       Yajur Veda è il libro delle parole cerimoniali, delle “formule magiche” che il sacerdote induista deve recitare durante particolari riti sacrificali. È in parte in versi e in parte in prosa e ne esistono due versioni, il Krsna Yajurveda (Yajurveda nero) e il Sukla Yajurveda (Yajurveda bianco). È una sorta di trattato sulla musica, con particolare attenzione alle melodie e contiene i Mantra che devono essere vibrati durante le cerimonie e i sacrifici. Il potere del suono è parte integrante della liturgia induista.


-       Atharva Veda è il più recente dei quattro libri  ed è un compendio di medicina e formule magiche di guarigione, dove si trovano i primi accenni dell’Ayurveda, l’arte medica indiana. È in questo libro che compare il concetto di Cakra e della concezione olistica dell’essere umano e nascono i presupposti della fisiologia indiana.

Bisogna aspettare, però,  Patanjali, il “fondatore” della filosofia yoga (200-300 a.C.) per trovare una descrizione teorica e pratica della circolazione energetica e dei Cakra.





I Cakra

La tradizione occidentale conosce 7 Cakra. Il significato della parola in sanscrito è “ruota” o “vortice”.
Il compito dei Cakra è quello di trasformare l’energia per poi distribuirla uniformemente e con il “voltaggio” giusto all’intero sistema corpo.
Paragonandoci ad un sistema elettrico i Cakra funzionano da “acumulatori-condensatori-trasformatori” di energia elettrica e garantiscono l’uniformità della distribuzione della corrente ed il perfetto funzionamento delle varie componenti del sistema.
Per trovarsi in una condizione di equilibrio, infatti, l’energia deve essere costante.
Se un Cakra non funziona correttamente il flusso dell’energia vitale è discontinuo e ne risente tutto il sistema.
Un evento, un pensiero, un’emozione che non vengono trasformati e “metabolizzati” come avrebbero dovuto possono andare ad inquinare uno o più Cakra , chiudendoli, intasandoli o al contrario, dilatandoli troppo e alterando in tal modo il flusso dell’energia.
Ad ogni Cakra sono associati alcuni organi e funzioni, una o più ghiandole endocrine. Ai primi 5 corrisponde uno dei 5 sensi fisici. Ognuno è caratterizzato da un colore, una pietra, un metallo, una nota musicale, un mantra, un piante-coprpo celeste, un elemento, un profumo-essenza.
Infine, ogni Cakra ha una sua “Affermazione” e un suo “Demone” , che ne rappresentano l’aspetto psicologico e le influenze comportamentali.
Ovviamente, nessuno ha tutti i Cakra perfettamente equilibrati e questo, al di là dei disturbi e delle patologie, è alla basa dei rapporti “disturbati” con noi stessi e con la realtà circostante.
Le soluzioni a questi conflitti sono dentro di noi ed il lavoro sui Cakra ci aiutano a trovarle.